domenica 20 maggio 2018

Il mostro



Mai la morte fù più vicina come in quel momento, quel dannato mostro era quasi vicino. Io bloccato dentro una stanza minuscola, al buio, con solo una torcia elettrica. Lo sentivo dietro la porta, era vicino. Molto vicino. Era la mia fine. Mi ero rassegnato eppure una parte di me si rifiutava di gettare la spugna. Con la torcia feci luce nella stanza alla ricerca di qualcosa che mi permettesse di sopravvivere. Solo un paio di scaffali vuoti, barattoli di vernice, pennelli e spatole. Nulla di utile. Poi vidi qualcosa, una mazza da baseball. Tombola! L'afferrai e spalancai la porta. Davanti a me c'era lui, l'essere immondo, brandelli di carne gli penzolavano dal corpo, occhi iniettati di sangue, denti accuminati pronti a sbranarmi vivo. Con tutta la rabbia e violenza che avessi in corpo mi gettai verso l'abominio. Cominciai a colpirlo con tutto l'odio che avessi in corpo, un colpo, due colpi. Lo colpii sulla testa sulle braccia, sentii di avergli spezzato le ossa e il cranio, pezzi di cervello erano rimasti appiccicati sulla mazza. Il sangue era ovunque. Non riuscii a fermarmi, ero preso da una frenesia che non mi aspettavo e continuai a percuotere il corpo senza vita di quell'orrendo mostro ancora per tanto tempo, fino a che, sfinito, non crollai a terra senza fiato. Mi sentivo libero, provavo una sensazione di sollievo, stavo benissimo. Ridevo di cuore, ero vivo! Poi l'orrore. Guardai meglio ciò che era rimasto del cadavere, mi avvicinai lentamente. La mano andò da sola sul suo volto. Tirai via qualcosa, una maschera. Quello che vidi mi gelò il cuore. Mio fratello. Mi aveva voluto fare uno scherzo e io l'ho ammazzato. La testa quasi mi implose e urlai a squarciagola fino a non avere più voce. Gridai il suo nome ma era troppo tardi.

Racconto Bonsai - Novembre 2016

Albert Camus - Lo Straniero

Ho scelto il prossimo libro che mi accompagnerà per i prossimi giorni. Si tratta dello straniero di Albert Camus. Libro di poco più di centocinquanta pagine. Le aspettative sono alte. 


Note di copertina 

Pubblicato nel 1942, Lo straniero è un classico della letteratura contemporanea: protagonista è Meursault, un modesto impiegato che vive ad Algeri in uno stato di indifferenza, di estraneità a se stesso e al mondo.
Un giorno, dopo un litigio, inesplicabilmente Meursault uccide un arabo. Viene arrestato e si consegna, del tutto impassibile, alle inevitabili conseguenze del fatto - il processo e la condanna a morte - senza cercare giustificazioni, difese o menzogne. Meursault è un eroe "assurdo", e la sua lucida coscienza del reale gli permette di giungere attraverso una logica esasperata alla verità di essere e di sentire.

Un romanzo tradotto in quaranta lingue, da cui Luchino Visconti ha tratto nel 1967 l'omonimo film con Marcello Mastroianni.

"IL PRIMO DEI CENTO LIBRI IMPERDIBILI DEL NOVECENTO"  Le Monde

Albert Camus (1913-1960), nacque in Algeria, dove studiò e cominciò a lavorare come attore e giornalista. Affermatosi nel 1942 con il romanzo Lo straniero e con il saggio Il mito di Sisifo, raggiunse un vasto riconoscimento di pubblico con La peste. Nel 1957 ricevette il premio Nobel per la letteratura, per aver saputo esprimere come scrittore "i problemi che oggi si impongono alla coscienza umana". Di questo autore, oltre ai titoli già citati, Bompiani ha pubblicato Il rovescio e il dritto, Tutto il teatro, Caligola, I demoni, La caduta, L'uomo in rivolta, Il primo uomo, Taccuini 1935-1959, Questa lotta vi riguarda. Corrispondenze per Combat 1944-1947.
Nei classici Bompiani è disponibile il volume Opere. Romanzi, racconti, saggi. 


sabato 19 maggio 2018

Racconti

Risveglio




Il suono della sveglia ti entra nella testa quando ancora ti rifiuti di svegliarti. Lo senti arrivare da lontano e, inesorabile, ti penetra dentro il cervello fino a farti capire che le ore di sonno a tua disposizione sono terminate. Fuori è ancora buio e il dovere chiama. Ti chiedi chi te lo faccia fare di alzare il culo tutte le mattine alle cinque e mezza. Fa anche freddo d’inverno e appena esci dal caldo letto il primo impatto è traumatizzante. Vorresti solo continuare a dormire. Ancora non sei pienamente cosciente e inizi a dirigerti verso il bagno. Hai proprio bisogno di un caffè per svegliarti così da poter cominciare a vestirti, ma senza fare troppo rumore, i tuoi stanno ancora dormendo. Non sei di buon umore, ti chiedi continuamente cosa ti spinge a continuare a massacrarti tutte le mattine. Domande senza risposte martellano la tua testa e intanto ti guardi allo specchio. Hai bisogno di farti la barba amico mio. Il fatto è che non ne hai voglia, pensi che in fondo non è poi tanto lunga e non ci stai neanche tanto male. Domani la tagliamo. Sei quasi pronto, manca solo la voglia di iniziare la giornata, sai che sarà una di quelle giornate che te ne tornerai la sera a casa stanco morto con un unico pensiero nella testa, dormire. E così come tutte le mattine. Così come in questo periodo. Hai bisogno di riposo. Il tempo passa e stai facendo tardi, meglio che ti affretti, non vorrai mica farti aspettare. Sia mai che una mattina decidi di mandare a fare in culo tutti e continuare a dormire, alzarti e non fare assolutamente nulla fino ad annoiarti a morte. Ma ora e meglio che ti dai una mossa. Esci di casa e ti dirigi verso la macchina. Metti in moto e decidi che è il caso che scaldi un po’ il motore prima di partire. Fuori si gela ed è ancora buio e ti accorgi che le prime luci dell’alba cominciano a colorare il cielo. Si sta schiarendo. Guardi l’ora, è proprio ora di partire, ingrani la marcia, dai gas, inizi a fare manovra e ti avvii verso la strada che ormai fai tutte le mattine. Il sole comincia ad alzarsi in cielo, è l’alba. Mentre imbocchi l’autostrada la tua attenzione viene rapita da un’aquila su di un palo di legno. E’ raro vedere un animale del genere da queste parti. In quel momento, osservando l’immagine solenne di questo animale, così fiero e illuminato dalle prime luci del sole, capisci che ne è valsa la pena essersi alzati così presto questa mattina, oggi, è stata già una giornata diversa.

Dicembre 2011




Herman Melville - Moby Dick




Alla fine ci sono riuscito, ho finito Moby Dick di Melville.
La lettura di questo libro è stata per me una tra le più travagliate che possa ricordare. Mi ci sono voluti anni per portarla a termine. La iniziavo e la lasciavo, la ricominciavo e la riabbandonavo e non c’era verso per me di portarla a termine. Non perchè non mi piaceva, se devo essere sincero non ho una risposta precisa al motivo per cui proprio non riuscivo mai a finire questo libro. Eppure ha uno stile che mi piace da morire e Merville è davvero uno scrittore fantastico.
Mi si passi il termine, sono stato un po’ paraculo nel leggere questo libro anche perchè più che leggerlo l’ho ascoltato. Da qualche mese ho attivato il servizio di Amazon: Audible.
Con la nascita del secondo figlio, il già poco tempo libero che avevo a disposizione per leggere si è quasi del tutto azzerato e visto che non riesco proprio a vivere senza leggere, la soluzione degli audiolibri è stata la scelta migliore che avessi mai fatto. Siccome passo molto tempo in macchina nel traffico quotidiano, ascoltare un libro aiuta molto a rendere quei momenti più piacevoli. Audible è sicuramente la soluzione migliore per chi ama leggere ma ha poco tempo per farlo.
Passiamo ora alla lettura in questione. Prima però devo fare una ulteriore premessa. Un audiolibro, per essere godibile, deve necessariamente essere ben interpretato. IL narratore ha un ruolo fondamentale altrimenti ciò che si ascolta, per quanto interessante, diventa noioso e straziante.
Non è il caso di questa lettura disponibile su Audible. L’edizione che ho scaricato è la versione integrale tradotta da Alberto Rossatti e letta da Piero Baldini, un attore di teatro che è stato capace di tenere alto l’interesse anche nelle parti meno interessanti e in Moby Dick  ce ne sono parecchie, ma andiamo con ordine.
Per scrivere questa recensione mi sono rifatto alle due introduzioni delle due edizioni che ho di questo capolavoro. Edizione Mondadori con la bellissima introduzione di Fernanda Pivano la quale si rifà anche lei all’introduzione dell’edizione Adelphi tradotta da Cesare Pavese con una sua personale introduzione. Non posso che citare quindi le parole di Cesare Pavese per iniziare la recensione di questo epica lettura.
Pavese scrive: “Acab insegue Moby Dick per sete di vendetta, è chiaro, ma, come succede in ogni infatuazione di odio, la brama di distruggere appare quasi una brama di possedere, di conoscere. Se poi ricordiamo che Moby Dick assomma a sé la quintessenza misteriosa dell’orrore e del male dell’universo avremo senzaltro capito come le tante didascalie digressive, raziocinanti e scientifiche non si contrappongano al reverente timor sacro puritano ma piuttosto l’avvolgano in un lucido alone di sforzo, di indagine, di furore conoscitivo, che ne è come dire il riflesso laico”.
Per capire appieno il senso di quanto scritto si deve necessariamente leggere il capitolo “La bianchezza della balena” per cogliere il simbolismo del male incarnato nel libro dalla balena bianca.
Il libro mi ha suscitato emozioni contrastanti. Meglio specificare fin da subito che mi è piaciuto da morire ma molte parti, seppur molto interessanti, sono state difficili da portare a termine poiché trattano di argomenti che, se non si è grandi appassionati del settore, non si possono pienamente apprezzare.
Comunque ritengo che la lettura di questo classico, sia in qualche modo obligatoria, trovavo inaccettabile per me non esere mai riuscito a portare a termine un libro come Moby Dick. Un libro che incanta, che appassiona, che trasmette la passione di questo scittore per la caccia alle balene che, seppur oggi come oggi la trovo abberrante, nel contesto del romanzo e nel periodo in cui è stato scritto, era del tutto lecita e aveva un senso. Senso che oggi chiaramente non ha più.
Una lettura obbligatoria per chi ama i classici.

Per chi fosse interessato all'edizione da me ascoltata è questa: Moby Dick, Melville

Haruki Murakami - L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio



Ho finito di leggere il libro di Murakami che avevo iniziato qualche tempo fa. L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio. Questa, è stata una lettura davvero scorrevole, non ho impiegato molto tempo a portarla a termine e mi ha fatto scoprire un bellissimo album di musica classica che ho poi acquistato. Si tratta degli anni di pellegrinaggio di Liszt eseguiti magistralmente da Lazar Berman. Leggere questo libro e ascoltare questo album composto da tre cd (il vinile è abbastanza difficile da trovare), ha tutto un altro sapore. La lettura risulta più completa quasi come se uno completasse l’altro. La musica, nei romanzi di Murakami ha davvero un ruolo fondamentale e non posso fare a meno di ringraziarlo. Grazie ai suoi libri infatti, mi ha fatto conoscere grandissimi musicisti e dei bellissimi album. Daltronde parliamo di una persona che ha una collezione che conta oltre i diecimila(!) vinili. Qualcosina più di me ne sa sicuramente.
Riguardo il libro però devo ammettere che, rispetto ad altri suoi lavori, non mi ha entusiasmato più di tanto. Mi è piaciuto comunque molto ma forse gli mancava quel tocco onirico in più che contraddistingue gran parte dei suoi scritti. In conclusione però non mi è dispiaciuto affatto poiché, con la sensibilità che lo contraddistingue tocca temi molto delicati scavando molto in profondità l’animo umano. I personaggi che popolano questo romanzo sono più vividi che mai, proprio come Murakami mi ha sempre abituato. Forse avrei dovuto leggerlo molto prima per apprezzarlo di più. Prima di altri libri che mi hanno decisamente più segnato. Se dovessi consigliare questo libro, direi che andrebbe letto nel caso si intendesse iniziare a conoscere questo grande scrittore. Anche se questo libro risulta essere uno dei suoi ultimi lavori.



domenica 7 maggio 2017

Haruki Murakami - 19Q4



Ho finalmente finito la lettura di 19Q4 di Murakami. Che dire di questo romanzo. Appena letta l’utlima pagina ho sentito un grande vuoto dentro di me. I personaggi hanno iniziato a mancarmi  sin da subito. La seconda cosa che ho pensato è stata “questo è il miglior libro di Murakami che ho letto finora, anche più di Norwegian wood e Kafka sulla spiaggia”. Infatti penso che ad ora, sia il suo miglior libro. E’ incredibile come sia riuscito a creare dei personaggi tanto vividi da sembrare reali. Murakami ha questa capacità di creare mondi e trascinartici dentro e le storie, riesce a fartele vivere sempre in prima persona. Hai sempre la sensazione di trovarti li con i protagonisti. Hai la sensazione di confrontarti sempre con loro e i loro pensieri. Riesce a creare mondi talmente reali che per quanto assurdi hanno una loro logica, delle loro regole e per quanto siano onnirici e distanti dalla realtà sono altrettanto veri e immersivi. 19Q4 è strano, è particolare. Non si tratta di capirlo o meno. Se si comincia la lettura di questo romanzo va vissuto. Se si comincia a leggere si entra a far parte di un mondo incredibile e tanto reale quanto particolare. Fatto di personaggi incredibili e bizzarri. Ognuno caratterizzato a modo suo, con una suo logica, con un suo modo di vedere la vita e relazionarsi con gli altri. Parsonaggi tanto veri che si fa fatica a credere che siano solo inventati. Poi quando il libro finisce, all’improvviso senti la loro mancanza. Leggere Murakami è come fare un viaggio. Inizia dalla prima pagina ed entri a far parte di un altro mondo, tutto da visitare con piacere e con una certa suggestione e rispetto. Questo scrittore riesce a creare delle realtà uniche, sempre in bilico tra sogno e realtà. A fine lettura ti senti come un turista appena tornato a casa dopo la vacanza più bella della sua vita. Penso che i libri devono avere questo scopo. Farci sempre sentire dei turisti in viaggio, farci conoscere persone sempre nuove, uniche e mai banali. Murakami finora c’è sempre riuscito in ogni suo libro. Soprattutto in questo 19Q4.

Risveglio

Il suono della sveglia ti entra nella testa ancora ti rifiuti di svegliarti.  Lo senti arrivare da lontano  inesorabile ti penetra dentro il...