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venerdì 8 agosto 2014

Murakami - Kafka sulla spiggia

Dopo tanto di quel tempo rieccomi su queste pagine. Torno a scrivere dopo molto tempo. In fondo sento di essere giustificato poiché, nonostante lo stress inevitabile di questi mesi appena trascorsi, ho trascorso il più bel periodo della mia vita. Mi sono sposato con la donna che amo con tutto me stesso e ho trascorso la più bella vacanza della mia vita in viaggio di nozze. Tra Cina, Tibet e Thailandia, a farmi compagnia, non poteva mancare una piacevole lettura. In aereoporto, prima di partire ho acquistato questo titolo e nella settimana di relax che ho trascorso sull'isola di Koh Samui, l'ho letteralmente divorato.


Note di copertina

Un ragazzo di quindici anni, maturo e determinato come un adulto, e un vecchio con l'ingenuità e il candore di un bambino, si allontanano dallo stesso quartiere di Tokyo diretti allo stesso luogo, Takamatsu, nel Sud del Giappone. Il ragazzo, che ha scelto come pseudonimo Kafka, è in fuga dal padre, uno scultore geniale e satanico, e dalla sua profezia, che riecheggia quella di Edipo. Il vecchio, Nakata, fugge invece dalla scena di un delitto sconvolgente nel quale è stato coinvolto contro la sua volontà. Abbandonata la sua vita tranquilla e fantastica, fatta di piccole abitudini quotidiane e rallegrata da animate conversazioni con i gatti, dei quali parla e capisce la lingua, parte per il Sud. Nel corso del viaggio, Nakata scopre di essere chiamato a svolgere un compito, anche a prezzo della propria vita. Seguendo percorsi paralleli, che non tarderanno a sovrapporsi, il vecchio e il ragazzo avanzano nella nebbia dell'incomprensibile schivando numerosi ostacoli, ognuno proteso verso un obiettivo che ignora ma che rappresenterà il compimento del proprio destino. Diversi personaggi affiancano i due protagonisti: Hoshino, un giovane camionista di irresistibile simpatia; l'affascinante signora Saeki, ferma nel ricordo di un passato lontano; Òshima, l'androgino custode di una biblioteca; una splendida prostituta che fa sesso citando Hegel; e poi i gatti, che sovente rubano la scena agli umani. E infine Kafka. "Uno spirito solitario che vaga lungo la riva dell'assurdo".


Passiamo ora alla mia personalissima opinione. Murakami mi piace da morire. Il suo stile sobrio ti tiene incollato alle pagine e ti invoglia a proseguire nella lettura. Quante volte mi era capitato di pensare, "un altro capitolo e poi basta" e invece continuavo a leggere con tanta di quella avidità  che, se avessi potuto, lo avrei anche letteralmente divorato. I protagonisti di questo romanzo sono quanto di meglio questo scrittore poteva creare. Un ragazzo maturo e introspettivo con una profondità d'animo che non ci si aspetta da qualcuno della sua età, un vecchio con l'animo di un bambino, dolce e piacevole la sua compagnia. Due destini che inevitabilmente devono incrociarsi. Personaggi di contorno dipinti sapientemente, con personalità uniche, si vorrebbe tanto conoscerli di persona e trascorrere del tempo con loro a discorrere sul senso della vita. Infine poi, Murakami ha quel tocco surreale che riesce caparbiamente a inserire nei suoi romanzi, senza essere invadente: è magnifico. Riesce ad arricchire la storia in maniera piacevole e coinvolgente. Senza cadere nelle banalità. E' il suo secondo libro che leggo, il primo è stato Norwegian Wood che presto recensirò su queste pagine e seppur meno surreale, è altrettanto bello.

domenica 9 marzo 2014

08: Franz Kafka - Il Castello


Difficile esprimere una opinione completa su di uno scritto che non ha mai visto una fine. Il Castello infatti, Kafka, l'ha lasciato incompiuto nel 1922, due anni prima della sua morte, con la volontà di volerlo distruggere. Ci troviamo quindi di fronte ad un opera che la dobbiamo giudicare per quello che è: dei frammenti di vita di un uomo (K.) che cerca di integrarsi in un sistema che, se da una parte lo invita e lo seduce ad entrar a far parte dei suoi ingranaggi, dall'altra lo isola e lo allontana da ciò che desidera. Ovvero integrarsi all'interno di una società alienata da se stessa e vittima di quel sistema di cui fa parte. 
Trovo che questo scritto, infatti, in più parti abbia come tema principale l'alienazione. Come se questo sistema burocratico abbia una vita e una coscienza propria e tutti quelli che ne fanno parte ne sono soggetti e sottomessi, accettandolo per quello che è, pensando come lui, agendo come il sistema vuole, schiavi di esso e incapaci di reagire pensando di essere nel giusto. Il sistema decide e il popolo lo accetta senza se e senza ma, il sistema non sbaglia mai.
Più di una volta, leggendo ciò che accadeva ai personaggi e al protagonista, ho provato rabbia. Rabbia perché, il sistema che Kafka ci descrive (ci tengo a sottolineare nel 1922), è molto analogo al nostro odierno. Non siamo forse anche noi alienati da una società che sembra avere una coscienza comune e decide lei se sei dentro o fuori? Se sei giusto o sbagliato? Se fai bene o se fai male? Senza divulgarmi troppo su opinioni politiche, che sono totalmente fuori luogo in questo contesto, concludo la mia personale opinione su questo romanzo incompiuto. Un opinione che non è ne positiva ne negativa, non riesco a giudicare un opera incompiuta, posso però apprezzarne i significati che l'autore fa emergere, una denuncia sociale ad un sistema in grado di sottomettere il proprio popolo riuscendosi a farsi accettare. Una lettura che lascia sicuramente qualcosa, fa nascere a chi legge molteplici riflessioni, trovandoci molte analogie alla nostra società moderna, nonostante sia stato scritto quasi un secolo fa. Ne consiglio vivamente la lettura, non è certo tempo perso, una lettura che aiuta molto la riflessione su ciò di cui facciamo parte, nel bene e nel male.

Buona lettura!



Risveglio

Il suono della sveglia ti entra nella testa ancora ti rifiuti di svegliarti.  Lo senti arrivare da lontano  inesorabile ti penetra dentro il...